Sangue del mio sangue, etica ed estetica di Bellocchio

Un unico luogo, la Bobbio cara al regista, due epoche il ‘600 dell’inquisizione e il nostro tempo, due visioni del potere corrotto, quello religioso del mondo di ieri e quello laico del mondo di oggi.sangue2
In Sangue del mio sangue Marco Bellocchio racconta due storie che pur lontane sono la stessa e proprio per questo il regista non si preoccupa troppo di intrecciarle di farle “dialogare” tra loro cedendo all’artificio retorico del “non siamo mai cambiati”. Anzi, questa cesura narrativa lungi dall’essere risultato di un approccio stanco del regista vuole segnare la differenza – anche cromatica e stilistica – tra due mondi/modi del potere, quello religioso e quello laico, in disfacimento. Da un lato la clausura di un convento dove il giudizio deglisangue3 uomini condanna la donna/strega seduttrice, libera e autonoma, dall’altro la clausura di un piccolo paese in cui un consesso simil massonico alimenta favori e privilegi, piccole ruberie e truffe (morti che rivivono e vivi che “muoiono” per aggirare la legge) così facili da fare nell’era analogica, così difficili nel mondo digitale che tutto sa di noi.

Nel ‘600 Federico vuole giustizia per il fratello prete sedotto e indotto al suicidio da unasangue4 donna accusata di stregoneria che verrà processata nel convento di clausura di Bobbio. Ai giorni nostri nel medesimo luogo oramai in rovina vive in segreto un vecchio Conte che si finge morto e controlla i piccoli traffici illegali della cittadina, una rete di piccole truffe che ha permesso alla popolazione di vivere alle spalle dello Stato. La visita di Federico un sedicente ispettore ministeriale che vuole vendere a un russo il rudere scombina gli equilibri del paesello.

Lo sguardo del regista impietoso e severo quando affronta le superstizioni del ‘600 religioso si fa ironico e sarcastico quando scoperchia le meschinità degli uomini del mondo laico, allo stesso tempo mostrandone il collasso dovuto all’apertura inevitabile all’esterno. La clausura è finita.sangue1
E al centro la donna, il femminile così misterioso e incompreso dal mondo maschile. La donna seduttrice e perciò strega. Federico che vorrebbe vendetta per il fratello sedotto dalla donna e che finisce per esserne preso e assistere impotente alla punizione dell’inquisizione, così come viene sedotto dalle due ospiti della casa in cui alloggia, la cui verginità cede di fronte al desiderio per un uomo bello e forte.

E nella Bobbio contemporanea il misterioso Conte che, draculianamente esce solo di notte per osservare quel piccolo mondo che ha costruito e contribuisce a tenere chiuso all’esterno, viene illuminato e sedotto da una giovane ragazza, il cui sorriso virginale incarna la speranza di Bellocchio di potere superare sia il fanatismo e la superstizione della religione, sia il cinismo e la grettezza del mondo laico.
Un film di grande spessore e rigore in cui temi cari al regista degli ultimi anni (laicità dello Stato, bigottismo religioso, potere e martirizzazione della donna) trovano qui ulteriori interessanti specificazioni.
Bellocchio le ha già dette queste cose? Beh, a mio avviso le avrà anche dette ma le dice davvero bene.

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Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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