Il Dottor Solomon e io #4

Mi chiamo Pascal e sono uno scienziato, dirigo un Dipartimento all’università e nel mio lavoro sono ordinato, razionale e preciso. La mia vita personale è caotica, disordinata e depressa dopo alcune vicende affettive. Sto affrontando con scetticismo, volontà e curiosità un viaggio per capire come uscirne. Mi aiuta l’analista più improbabile che potessi trovare.

(Gli episodi precedenti sono qui : uno, due, trecinquesei, sette, otto, nove)

Questa volta cominciamo da me sdraiato sul divano. Ho pensato diverse volte di farlo ma non mi era mai sembrato opportuno, anche se il Dottor Solomon ora mi fa sedere come voglio da quando non scelgo più quella parte del divano, l’unica in cui non sprofondo.

Non so perché mi sono sdraiato, forse perché penso che la posizione orizzontale possa tenere in equilibrio il ricordo che mi occupa la mente in questo momento. Ho paura che se mi tiro su questo possa scomparire, forse per sempre, almeno nel modo così nitido come lo vedo ora.

Si tratta di un frammento di infanzia, quei momenti in cui tutto funziona e pensi che tutto funzionerà anche in futuro, probabilmente perché quando sei piccolo non te lo immagini il futuro e sguazzi in un eterno presente.

– Sta dicendo che non dovrei preoccuparmi del futuro?
Mi sorprendo a rispondere a quanto mi sta dicendo il Dottor Solomon, anche se non sono sicuro di avere capito tutto quel che mi ha detto; la mia mente si è risvegliata dal torpore del ricordo in modo brusco come quando stai “facendo il morto” in acqua e qualcuno ti urta rompendo il tuo galleggiare uterino. Mi siedo sul divano.

– No Pascal, sto dicendo che lei dovrebbe prestare più attenzione al presente e a tutto quello che le offre. Se guarda sempre lontano come sta facendo in questo periodo rischia di non vedere le belle cose che le stanno vicino.
Il Dottor Solomon si gratta la pancia prominente mentre contemporaneamente tormenta la barba grigio scura.

– Guardare al futuro è un ottimo stimolo per me per vivere il presente. 
Il mio tono di voce è seccato, forse più del necessario, ma ce l’ho con lui perché mi ha svegliato bruscamente da quel bel ricordo d’infanzia.

– Mio caro Pascal, temo che lei usi il futuro come scusa per sottrarsi alle sfide del presente, si ostina a volere vedere la fine del sentiero – cosa mi creda impossibile – e si perde i meravigliosi fiori e funghi e sassi e le altre bellezze del cammino. Se china un po’ il capo li vedrà chiaramente.
Mentre pronuncia queste ultime parole il Dottor Solomon muove la testa verso il basso scrutando il tappeto persiano che ricopre parte del suo studio. Scioccamente anche io mi chino a guardarlo. Ora sono ancora più furioso. Il Dottor Solomon prosegue

– Comprendo il suo turbamento, l’ho risvegliata bruscamente da un sogno, provocato probabilmente dalla comoda morbidezza del mio divano che l’ha fatta cadere in una sorta di trance.

– Non era un sogno, era un ricordo! – Parlo a voce troppo alta.
Il Dottor Solomon mi avvolge con quel sorriso timido e rassicurante che riesce a calmarmi sempre in un modo inspiegabile.

– I ricordi, specie quelli d’infanzia sono bellissimi, ma anche in questo caso, Pascal, lei non deve trasformarli in catene che le impediscono di andare avanti. Ora riprendiamo la nostra chiacchierata, prenda un orsetto di gomma.
Il Dottor Solomon socchiude gli occhi puntandomeli addosso e accennando un sorriso.

Come diavolo faceva a sapere che era un ricordo d’infanzia? Perché non fa bene abbandonarsi al ricordo? Perché questo divano è sempre più morbido?
Basta domande, mi concentro sulla ricerca di un orsetto arancione. 

(Gli episodi precedenti: uno, due, tre)

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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