Il Dottor Solomon e io #5

Mi chiamo Pascal e sono uno scienziato, dirigo un Dipartimento all’università e nel mio lavoro sono ordinato, razionale e preciso. La mia vita personale è caotica, disordinata e depressa dopo alcune vicende affettive. Sto affrontando con scetticismo, volontà e curiosità un viaggio per capire come uscirne. Mi aiuta l’analista più improbabile che potessi trovare.

La sedia dietro la scrivania del Dottor Solomon sembra possa contenere a malapena la sua mole imponente., forse è per questo che non l’ho visto mai seduto dietro alla pesante scrivania di mogano perfettamente in ordine, il piccolo busto di Freud che usa come fermacarte per gli assegni che i pazienti della giornata hanno lasciato sulla scrivania.

Il Dottor Solomon durante una seduta sta in piedi accanto alla alta cassettiera marrone sopra la quale c’è la menorah di plastica fosforescente, e guarda fuori dalla finestra dalla quale si vede un bel panorama della città; oppure siede nella comoda poltrona che sembra costruita apposta per lui, vicino al divano sul quale sono seduto io in questo momento.

Ho appena confessato tutta la mia rabbia per il modo in cui Fran è uscita dalla mia vita e ho bisogno di fissare qualcosa su cui scaricare il mio sguardo furioso. Per caso ho scelto la sedia dietro alla scrivania del Dottor Solomon e ho cominciato a misurarla mentalmente per capire se e in che modo potesse entrarvi il mio analista. Fare calcoli, ragionare in modo ordinato mi calma quasi quanto la voce del Dottor Solomon, che sta parlando in questo momento.

– Caro Pascal, ora che ha sfogato la sua rabbia, cosa che fa sempre bene perché permette al rancore di lasciare il nostro corpo per sempre, la invito a fare quel che sa fare meglio, razionalizzare il suo dolore, trasformarlo in qualcosa di positivo ed energetico. Fran è stata una donna molto importante nella sua vita, si concentri su quel che le ha lasciato piuttosto che su quello che le ha tolto.

– Non so se ci riesco, non credo di volerlo fare.
Ma sto mentendo, il Dottor Solomon ha ragione, quel che so fare meglio è razionalizzare, astrarre, non mi piace provare emozioni violente, mi spaventano, preferisco sapere di poterle gestire e consapevolmente goderne (o soffrirne se sono negative). Ma il Dottor Solomon mi sta dicendo qualcosa, mi ero perso.

– Come le stavo dicendo Pascal, so che può farlo e vuole farlo, esattamente come ha calcolato che non sono troppo comodo quando siedo alla mia scrivania.

Sono sbalordito. Maledetto panzone, come ha fatto a capirlo? Questa cosa di lui mi lascia sempre senza parole.

– Vede Pascal, ho scelto personalmente questa poltrona, come tutto il resto dell’arredamento di questo studio. Sa perché l’ho scelta di quella dimensione?
Il Dottor Solomon fa una pausa, evidentemente si aspetta una risposta.

– Veramente no.
– Per ricordarmi che ci sono momenti in cui si è costretti a stare a disagio, in una posizione scomoda, come quando si fanno cose poco piacevoli come sedersi alla scrivania a compilare delle fatture. Strizzare il mio corpo in quella sedia mi ricorda che ci sono cose che dobbiamo fare anche se farle non ci pone in una posizione confortevole. Però che bello quando abbiamo fatto e ci alziamo dalla poltrona!

 Mentre rifletto sull’ennesima metafora che il Dottor Solomon mi ha lanciato addosso in questi mesi di terapia, lui sorride in quel modo timido e avvolgente che gli ho visto fare tante volte e apre la scatola di legno che contiene quella che per me è oramai divenuta una piacevole abitudine.

– Prenda un orsetto gommoso Pascal e per favore, niente verde e niente arancio stavolta. Provi a cambiare, abbia coraggio, sentirà che hanno tutti lo stesso sapore. Non è straordinario? 

(Gli episodi precedenti: uno, due, trequattro)

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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