Sicario, il film di confine di Villeneuve

Il cinema di Denis Villeneuve si interroga spesso sul senso di giustizia (iustitia), su quello che è iustus, nel doppio senso di giusto e di secondo il diritto (ius) che poi per un giurista sono la stessa cosa.
La violenza è giusta? o quantomeno gius-tificata? E parliamo di giustizia o di vendetta? Se il fine è giusto possono i mezzi essere ingiusti? In Sicario, ultima opera del regista canadese, troviamo frammenti di La donna che canta, Prisoners, Enemy.
In quest’ultimo film l’anonimo protagonista scopre un altro sé e questa cosa sconvolge lasicario3 sua vita ordinaria, in Sicario la poliziotta piena di ideali Emily Blunt scopre il lato oscuro della  medaglietta dell’onore, il consulente della Cia Benicio Del Toro meno incline a seguire il protocollo, più propenso ad aggirare le scartoffie quando non a falsificarle.

In Sicario si parla di un confine, quello tra Usa e Messico (mai così attuale il problema) dove passano non solo immigrati clandestinisicario1 ma la droga del cartello che la polizia non riesce a fermare, occorre una azione più incisiva, occorre che la Cia intervenga. Ma non può farlo se non accompagnata da una forza di polizia interna, perché la Cia non può compiere da sola operazioni sul suolo americano. E allora Kate Macer (Emily Blunt) in quota Fbi affianca l’agente della Cia Matt Graver (Josh Brolin) e il consulente Alejandro (Benicio Del Toro) che ha un passato da procuratore distrettuale (uno che una volta faceva le cose secondo giustizia, prima di capire che i risultati arrivano facendo le cose in modo meno pulito). Per Kate è il momento di sporcarsi le mani, di vedere il lato oscuro delle operazioni di polizia, di perdere la sua innocenza.

Sicario, nel suo impianto da cinema di genere che vola alto con la magnifica fotografia disicario2 Roger Deakins, una colonna sonora che mette i brividi di inquietudine e una narrazione che fa del paesaggio magnifico coprotagonista in campo lungo, ragiona sulla madre delle questioni della politica americana: meglio continuare a giocare secondo le regole o dato che i “cattivi” non giocano pulito anche i “buoni” devono giocare sporco? E, ancora: chi sono i buoni e i cattivi a questo punto?

Alejandro – unico personaggio senza cognome quasi a valorizzarne la portata metaforica –sicario4 è  il lato cattivo della medaglia col faccino deciso e onesto della poliziotta Kate Macer, non è tanto o solo quel che lei potrebbe diventare, quanto quello che lei (e con lei l’America) già è.
E in finale il personaggio di Alejandro serve al regista anche per spostare il nostro sguardo su un altro confine, quello sottile tra vendetta e giustizia.

Inchiodandoci lo sguardo col rigore del suo cinema, Villeneuve ci dice amaramente – e forse un po’ troppo programmaticamente – che il confine, i confini, sono stati superati. 

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Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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