The Lobster, il meccanismo di Lanthimos è troppo scoperto

The Lobster di Yorgos Lanthimos

Che il cinema di Lanthimos non sia facile questo lo sa chiunque abbia visto i suoi film precedenti, nei festival o in altro modo, dato che trattasi di opere non distribuite in Italia. Con un pugno di film si è imposto all’attenzione internazionale (citerei almeno Alps e il formidabile Kynodontas).

Il regista greco è qui alla sua prima opera in inglese e riprende il suo discorso sulle costrizioni sociali, sulla dittatura del gruppo verso il singolo.lobster
In una società del futuro alle persone è vietato essere da sole, per cui quando un uomo o donna rimangono soli, vengono accompagnati in una clinica dove hanno 45 giorni di tempo per trovare un compagno/compagna compatibile, altrimenti vengono trasformati in un animale a loro scelta. 
Alcuni dei residenti in questa clinica ordinata, confortevole, tradizionale, una sorta di resort all’inglese immerso nel verde, fuggono e si danno alla macchia nei boschi vicini. Saranno oggetto della caccia da parte degli altri residenti che catturandoli guadagnano giorni bonus.
Le persone che vivono nei boschi si sono invece imposti la solitudine, nessun rapporto affettivo con altri, pena punizioni corporali.exe_30x18_fdc15_300dpi
I temi portanti del regista ci sono tutti, l’essere rinchiusi in un mondo a parte (come in Kynodontas), il desiderio di fuga e libertà, il rapporto con la morte, la scelta se essere sinceri o mentire per ottenere quel che si vuole, l’ironia sferzante contro i riti sociali, i percorsi imposti dalla società che non tollera le deviazioni, i pregiudizi e i preconcetti.
Il gioco provocatorio e (fin troppo) aggressivo del regista che non lesina – come sua abitudini – immagini potenti fiondate addosso allo spettatore, finisce per incepparsi nel suo stesso meccanismo. 
Lanthimos tuona giustamente contro una società che ci vuole in coppia o da soli secondo le sue regole, una società dove tutto è bianco o nero (etero o gay, vietato essere bisessuali) e dove anche l’unica via di fuga, cioè la menzogna, l’adattamento, all’animale uomo riesce meno bene che alle altre bestie.
Il regista però lo fa scoprendo spesso le ruote dell’ingranaggio cinematografico privandolo della sua potenza e riuscendo ad essere talvolta troppo predicatorio. 

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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2 risposte a The Lobster, il meccanismo di Lanthimos è troppo scoperto

  1. Noodles ha detto:

    Insomma lascio perdere? Ho letto molte altre recensioni più o meno tutte sul negativo o sul nì…

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