Il dottor Solomon e io #6

Mi chiamo Pascal e sono uno scienziato, dirigo un Dipartimento all’università e nel mio lavoro sono ordinato, razionale e preciso. La mia vita personale è caotica, disordinata e depressa dopo alcune vicende affettive. Sto affrontando con scetticismo, volontà e curiosità un viaggio per capire come uscirne. Mi aiuta l’analista più improbabile che potessi trovare.

(Gli episodi precedenti sono qui : uno, due, trequattro cinquesette, otto, nove)

Sono entrato nello studio del Dottor Solomon senza bussare, una abitudine che ho preso dopo diverse sedute. Lo faccio solo se la porta è stata lasciata aperta, cosa che avviene quasi sempre, ho scoperto che è il suo segnale per fare entrare un paziente mettendolo da subito a suo agio. Bussare intimidisce, mi disse una volta il Dottor Solomon, alcuni pazienti sperano non gli venga aperto, altri temono che non gli venga detto di entrare, altri ancora non hanno il coraggio di bussare. Molto più semplice lasciare la porta quasi del tutto aperta dopo una seduta – i pazienti escono da un’altra porta senza maniglia esterna che dà direttamente nel corridoio del terzo piano dell’edificio liberty di 5 piani dove si trova lo studio del Dottor Solomon.
Un giorno darò qualche altro particolare sul luogo che mi vede ospite da diversi mesi, ora però sono fermo sulla soglia ad osservare il mio immenso psicoterapeuta che ripone con calma alcune candele in uno dei cassetti del mobile accanto alla finestra dove è sempre collocata la menorah di plastica fosforescente.

– Prego, prego entri Pascal, sono delle candele colorate, vede?
Imbarazzato per essere stato colto a spiare quel momento di privacy del mio medico non so che dire, so che il Dottor Solomon si aspetta una risposta.
– Sì, colori caldi vedo.
Una affermazione sciocca da parte mia. Il Dottor Solomon pare cogliere il mio imbarazzo. Mi sorride, nel suo solito modo tranquillo e avvolgente.
– Le ho acquistate oggi, un po’ in anticipo in effetti, ma altrimenti so come sono fatto, me ne sarei scordato. Un acquisto di cui mi occupo personalmente tutti gli anni.

Sono ovviamente incuriosito, il Dottor Solomon tutti gli anni acquista delle candele. A che scopo? Vorrei domandarglielo ma non riesco, non sono a un livello di confidenza tale da irrompere così nella sua vita. Certo, lui non si fa scrupoli a irrompere nella mia ma del resto è il mio analista e lo pago per farlo.

Intanto il Dottor Solomon ha chiuso il cassetto e si è seduto sulla poltrona che lo contiene comodamente, accanto al divano troppo morbido e mi sta osservando con uno sguardo divertito.
– Si accomodi Pascal, possiamo cominciare.
– Certo.
– Da cosa vogliamo partire? Hum, mi faccia pensare. – Il Dottor Solomon fa una pausa teatrale – Ma certo, partiamo dalle candele.
– Chiedo scusa?
– Sì, lei vuole sapere perché ogni anno in questo periodo compro delle candele e soddisferò volentieri la sua curiosità, insaziabile nei giovani come lei, specie se dotati di intelligenza vivace.
– Beh non è che fossi curioso, è che…
– Via, Pascal, la curiosità è figlia dell’intelligenza e non ha mai ucciso nessuno, se non qualche gatto ogni tanto.
– Come? Ma…
– Una piccola battuta. Ma ora, le candele.
– Sì, ha ragione, in effetti ero curioso, non tanto dell’acquisto ma del fatto che lo ripetesse ogni anno e ho supposto in questo periodo.
– A volte anche più tardi, quest’anno mi sono voluto sbrigare subito. Lei sa cosa succede il 6 dicembre?
– Veramente no. Una ricorrenza?
– Naturalmente.
– Mi perdoni, domanda sciocca
– Le domande non sono mai sciocche, le risposte a volte lo sono.
– Che succede il 6 dicembre?
– Il 6 dicembre di quest’anno – la data di inizio cambia di anno in anno – comincia Hanukkah. Sa cos’è?
– Ah, sì! Una festa ebraica.
Ero scioccamente felice di conoscere la risposta.
– Esattamente. In sintesi, non gliela faccio troppo lunga, la festa celebra per otto giorni la vittoria ebrea della riconsacrazione del tempio di Gerusalemme e del miracolo dell’olio rimasto acceso per molti giorni per la riconsacrazione del tempio.
– Ah, capisco.
– Viene anche chiamata festa delle luci. Durante questi 8 giorni la menorah, come quella che ha potuto osservare da tempo sopra il mobile e che ha 8 spazi per le candele, viene accesa durante Hanukkah. Ogni candela rappresenta una notte che la piccola quantità d’olio ha illuminato nel tempio. Nei quartieri ebraici durante la festa la sera potrà vedere tante candele accese.
– Mi sembra molto bello.
– Lo è. Ma c’è un altro motivo per cui le ho raccontato questa storia Pascal, non volevo solo soddisfare la sua curiosità accesa dal fatto di essermi fatto volutamente trovare da lei con le candele in mano.

Sono di nuovo sbalordito, era tutta una messa in scena! Dovrei essere furioso ma oramai non è più quel che provo di fronte ai trucchi del Dottor Solomon. L’immenso terapeuta continua.
– Vede Pascal, gli ebrei laici come me festeggiano Hanukkah per ricordare che gli esseri umani possono usare la loro abilità per migliorare la qualità della vita. Lei è un uomo di grandi abilità Pascal, e mi aspetto che le usi.
Abbasso gli occhi. La voce del Dottor Solomon è pacata come sempre, non ha bisogno di alzare la voce per essere severo. Mi sta richiamando al dovere, suggerendo che devo darmi da fare, cosa che mi rendo conto di non avere fatto molto in questi mesi. Inaspettatamente piango, sguardo verso il basso sul tappeto persiano che ricopre una parte dello studio.
Il Dottor Solomon non dice nulla ma sento il suo respiro vicino a me. Alzo leggermente lo sguardo, gli occhi ancora umidi e vedo la scatola di legno che mi piace tanto.
– Ho preso degli orsetti gommosi viola. Un vero azzardo non trova Pascal? Oltretutto il viola è un colore che lei detesta, ma perché non provare?

(Gli episodi precedenti: uno, due, trequattro cinque)

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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