The walk, il cinema corre sul filo

All’inizio del film The Walk diretto da Robert Zemeckis si avvisa il pubblico che trattasi dithe walk1 “storia vera”, e il paradosso mi ha sempre divertito. Il cinema l’arte del falso, del regista come mago ingannatore (per citare Orson Welles) che propala nel pubblico l’idea che quanto sta per vedere è una “storia vera”. Ennesimo inganno naturalmente, perché il cinema è la meraviglia dell’illusione della (falsa) rappresentazione di una (ir)realtà tanto più vera quanto meglio è falsificata, grazie al trucco, agli effetti speciali, alla recitazione spontanea e alla sceneggiatura di ferro. E Robert Zemeckis più di tutti lo sa bene.thewalk2

Sì, The Walk racconta della spettacolare e illegale esibizione di Philippe Petit, funambolo francese che dopo essersi fatto notare in patria come giocoliere e abile camminatore su cavi di acciaio sospesi da terra (perfino tra le torri di Notre Dame) decide di passare alla storia tendendo un cavo tra le torri gemelle a New York, impresa effettuata con successo prima che le torri fossero completate e inaugurate.

Zemeckis sceglie l’americano a Parigi Joseph Gordon-Levitt che perfeziona il francese perthewalk3 essere un credibile autoctono, impara ad andare sul filo aiutato dallo stesso Petit, e viene precipitato nella scen(ografi)a costruita dal regista tra una Montreal che fa finta di essere NYC e una Parigi così bella e vera da dover necessariamente essere falsa.

Zemeckis nonostante padroneggi bene i meccanismi della macchina narrativa del cinema industriale americano, e imprigioni il film in un evidente non realismo o realismothewalk5 cinematografico (sfacciatamente dichiarato, vedi i momenti in cui Petit costruisce i modellini della camminata tra le torri anticipando la costruzione del momento cinema che arriverà), evita gli stilemi più facili del cinema spettacolare incastrando il film nella sua piccola metafora (1) che scavalca l’evento (peraltro raccontato ad abundantiam da vari documentari) per ancorare all’immaginario collettivo quel che non c’è più: due torri cancellate dalla Storia che questo piccolo racconto di coraggio e incoscienza adolescenziale (non sono così in fondo gli americani?) rimette nella storia.

Proprio quando arriviamo al momento della camminata da vertigini tra le due torri il filmthewalk4 abbandona il racconto didascalico e posticcio (il rapporto di Petit col mentore, il non necessario romance tra Petit e Annie, la pianificazione del colpo mai davvero avvincente e adrenalinica) per farsi davvero Cinema, precipitarci nella vertigine dell’inquadratura, restituirci la libertà della scrittura e dell’immagine, emozionare. Ci sarebbro bastati questi 15-20 minuti.

(1) Piccola anche a livello produttivo. Il film costato 35 milioni di dollari ne ha incassati circa 10 milioni in USA e 28 nel resto del mondo (dati al 6 novembre 2015 – fonte: Boxoffice mojo), non una prestazione esaltante.
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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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Una risposta a The walk, il cinema corre sul filo

  1. Paolo ha detto:

    il romance tra Petit e Anne può essere non necessario a livello narrativo, ma se è avvenuto davvero è stato legittimo raccontarlo

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