Suburra, il buon genere italiano forse con troppa enfasi

Difficile uscire dalla visione di Suburra di Stefano Sollima (che dedica teneramente il film a suo padre regista, il grande Sergio) senza pensare che finalmente possiamo avere un cinema da esportazione che senza scimmiottare stilemi americani impone una italianità fruibile all’estero senza ricorrere a “spiegoni”.

Suburra è Roma ma è l’Italia della malavita, del malaffare, della politica intrecciata coi suburra1criminali e con la Chiesa.
Shakespeare a Ostia, i giorni dell’apocalisse e della resa dei conti in una capitale annaffiata da una pioggia continua, notturna, in cui il marcio viene a galla come l’acqua nera straborda dalle fogne.

Sollima sa padroneggiare bene il linguaggio del cinema di genere – l’omaggio a suo padre alla fine del film non è solo affetto familiare ma affermazione di importante artigianato – e non tira via le scene, costruisce con cura le inquadrature (l’orgia del politico e la sparatoriasuburra2 al supermercato sono esemplari), lavora bene con gli attori (tutti piuttosto bravi, da Favino a Germano ad Amendola) e ci regala una Roma il cui pus putrescente della criminalità (alta e bassa) esplode lordando tutto. 

La sceneggiatura affidata a Rulli e Petraglia (insieme a De Cataldo, autore del libro da cui è tratto il film) è garanzia di professionalità commerciale che unisce asciuttezza dei personaggi, incisività e plausibilità, per questo duole dire che il sottotono dello script contrasta col tono enfatico con cui il regista decide di dipingere le sue inquadrature, una musica ossessiva, a tratti ridondante, spesso inutilmente esplicativa a volte fastidiosamente anticipatrice.

Quel che soffre un po’ la pellicola non è tanto la prevedibilità delle conclusioni (il tonosuburra3 scespiriano fa prevedere una brutta fine per tutti i personaggi) quanto quella delle singole scene prive di colpi di scena. Probabilmente una scelta precisa per dare quel tono di ineluttabilità (molto romano) di una corruttela cui occorre rassegnarsi, e il pensiero torna in qualche modo a Todo Modo di Petri, che però sondava solo la corruttela politica non gli intrecci con la criminalità
Suburra rimane comunque un esempio di genere da esportazione che sarebbe ora cominciare a produrre in serie (ma la serie sta arrivando se ci permettete il piccolo gioco di parole).

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Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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