Il Dottor Solomon e io, #8

Mi chiamo Pascal e sono uno scienziato, dirigo un Dipartimento all’università e nel mio lavoro sono ordinato, razionale e preciso. La mia vita personale è caotica, disordinata e depressa dopo alcune vicende affettive. Sto affrontando con scetticismo, volontà e curiosità un viaggio per capire come uscirne. Mi aiuta l’analista più improbabile che potessi trovare.
(l’avventura di Natale).

(Gli altri episodi sono qui : uno, due, trequattro cinque sei, sette, nove)

Le luci del piccolo albero di natale che spicca sul mobile vicino alla finestra dello studio del Dottor Solomon al terzo piano del palazzo liberty nel centro della città sono abbacinanti quasi quanto il materiale di cui è composto. Mi domando se non sia un caso e il mio enorme terapeuta non abbia davvero un pessimo gusto quando si tratta di scegliere oggetti collegati alle ricorrenze. Ancora devo riprendermi dalla menorah di plastica fosforescente che fino alla fine di hanukkah ha troneggiato sul mobile e ora è stata spostata sulla libreria dietro la scrivania, un posto dignitoso ma non più di primo piano, come quello occupato da chi sa farsi da parte dopo il suo momento di gloria per fare posto a quello di qualcun altro.

Seduto sul divano strizzo un po’ gli occhi mentre cerco di raccontare come questo periodo dell’anno mi costringe più di altri a ragionare di bilanci, a farmi domande sulla mia solitudine, a razionalizzare il mio desiderio – lo ho davvero? – di stare con qualcuno dopo la fine della storia con Fran.

Mi sono tenuto così impegnato in università, ho accettato la maggior parte delle proposte di partecipazione a convegni in ogni parte del paese per occupare quasi tutto l’hard disk del mio cervello e stancarmi oltre ogni decenza dal presente della mia vita per non pensare a lei.

La cosa ha decisamente funzionato e oltretutto dal Dipartimento in cui lavoro sono arrivati elogi e un insperato bonus di fine anno la maggior parte del quale andrà sulla scrivania del mio sommo e grande terapeuta.
Ora però che si avvicina la pausa natalizia mi sento di nuovo fragile, alcuni file del mio cervello si aprono di nuovo costringendomi ad analizzarli.

Il Dottor Solomon che ha continuato ad ascoltarmi seduto sulla poltrona fatta apposta per lui dà le spalle all’albero di natale e non ha aperto bocca, limitandosi a massaggiarsi la barba, cosa che ha scoperto rilassarmi molto per cui, maledetto, lo fa ogni volta che lo ritiene necessario. Ora però mi interrompo, non ce la faccio più.

– Senta, non si può spegnere quell’albero?
– Perché, caro Pascal, pensa che vedrebbe meglio dentro se stesso se lo facessi?

La faccia del Dottor Solomon spegne subito la mia indignazione, non stava facendo una battuta, la sua espressione, il tono, non indicavano neanche propriamente una domanda fatta per attendersi una risposta, era piuttosto una affermazione interrogativa.

Come sempre l’immenso terapeuta mi aveva costretto a riflettere. Quanto avevo guardato dentro di me? Davvero era l’albero a darmi fastidio o la mia incapacità di fare chiarezza nei miei pensieri, di affrontare paure e cambiamenti, al lavoro e nella vita?

Improvvisamente, il Dottor Solomon si alza dall’unica poltrona che lo contiene comodamente. Si dirige verso il mobile sopra il quale si trova l’albero di natale abbacinante. Spegne l’interruttore poi apre un cassetto. Tira fuori un pacchetto perfettamente quadrato incartato con una carta forse ancora più sgargiante e pacchiana dell’albero. Ora davvero comincio a farmi una serie di domande sul gusto del Dottor Solomon, ma cerco di non tradirmi con alcuna espressione mentre cerco di abituarmi di nuovo alla luce normale dello studio, la pace per i miei occhi dopo il circo di luci che ha contrassegnato la seduta di oggi.

Il Dottor Solomon pare non essersi accorto di nulla mentre torna serenamente alla poltrona. Si siede tenendo accuratamente il pacchetto tra le mani. Poi parla.

– Caro Pascal, questo è per lei. Buon Natale
Sono sbalordito e imbarazzato, non ho nulla per ricambiare.
Mentre prendo il pacchetto senza dire nulla, il Dotto Solomon stringe gli occhi come due fessure e accenna ad un piccolo avvolgente sorriso, di quelli che mi calmano immediatamente.
– Lo apra.
– Ma… ora?
– Sì.
Il tono non ammetteva discussioni.

Scarto il pacchetto che rivela una scatola di legno perfettamente cubica. La apro ma, altra sorpresa, non contiene nulla. Guardo il Dottor Solomon con aria interrogativa.

– Ecco, Pascal, qui dentro vorrei che mettesse tutto l’amore e l’affetto che ha per Fran, poi dovrà chiudere la scatola e metterla sulla libreria o dove le pare. Quell’affetto e quell’amore staranno sempre con lei, tutta la vita, indipendentemente dal fatto che Fran ricambi o meno tale affetto, ma saranno allo stesso tempo chiusi e al sicuro come i bei ricordi.

Ora ha una vita da vivere e un nuovo anno pieno di promesse che lei, Pascal, dovrà mantenere. Lasci quell’amore al sicuro e a riposo. La accompagnerà per sempre, ora lei deve vivere altre e altre avventure.

Lo stupore di fronte alla proposta di quel rito sciamanico che è qualcosa di così diverso dal mio mondo mi paralizza per un momento, gli occhi mi si inumidiscono quando capisco che lo farò.

Il Dottor Solomon mi sorride, si alza e mi invita a fare altrettanto con un ampio gesto della mano.
– Venga, Pascal, andiamo a tagliare il panettone a forma di orsetto.

(Gli episodi precedenti: uno, due, trequattro cinque sei, sette)

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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