Star Wars, o del formidabile rilancio del franchise

They wanted to do a retro movie. I don’t like that 
George Lucas su Star Wars VII, il risveglio della Forza.

Lucas che ha inventato la saga e ne ha curato la diffusione nel mondo adattandola alwars6 mutato gusto delle nuove generazioni e alla loro parallela perdita di attenzione in combo con la noia per immagini “vecchie” paradossalmente non ha amato la produzione targata J.J. Abrams del rilancio di uno dei franchise più ricchi della storia del cinema industriale americano.

Il produttore non è un fan

Analogamente a quanto fatto per il reboot di Star Trek J.J. Abrams si è posto di fronte a Star Wars spogliandosi di una eventuale palandrana di fan, ha condotto l’operazione in modo asettico usando l’effetto nostalgia canaglia solo come pezzo per catturare quel pezzo di target che voleva raggiungere (Ciube, siamo a casa già sparato nel trailer) per il resto facendo una operazione non dissimile da quella fatta da altre produzioni Disney/Pixar, mi viene subito in mente Wall-E che ha avuto la formidabile capacità di unire il 40enne e il 12enne in un unico abbraccio giocando col vintage in modo intelligente e “sincero” (e, ci torneremo più avanti, Star Wars non lo ha fatto).

Lo storytelling

“When Star Wars came out, everyone said, ‘Oh it’s just a silly movie with a bunch of space battles and stuff. It’s not real. There’s nothing behind it.’ And I said … ‘There’s more to it than that. It’s much more complicated than that.’ But nobody would listen,” said Lucas. “So the spaceships and that part of the science fantasy, whatever, got terribly abused. And of course, everybody went out and made spaceship movies. And they were all horrible, and they all lost tons of money.”
George Lucas

Lucas nel bene (primi 3 episodi) e nel male (secondi 3 episodi) ha costruito unwars4 immaginario di astronavi, robottini e tanti altri personaggi carini (con un futuro negli scaffali dei negozi perché qui nessuno è fesso) ma costruito su solide basi narrative, con un immaginario solido, un viaggio dell’eroe costruito pescando a piene mani da Joseph Campbell, un universo definito sia in quel che si vede sullo schermo, sia quel che è scritto nel background dei personaggi ma non andrà mai in scena.

In questa ripartenza del franchise sono evidenti i segni dei tempi, l’indifferenza per il background di un personaggio, per il suo approfondimento che traspare dallo schermo anche se non ci viene esplicitamente detto, in favore di una azione/reazione sempre più veloce e concitata. 
Viene in mente un esempio (sia consentita una breve ma pertinente digressione). Indianawars3Jones IV soffre proprio di questo ammodernamento, le motivazioni dei personaggi sono espresse durante un tragitto su un veicolo (tu sei figlio di io sono padre di) in modo rapido e veloce.
In Star Wars VII Leia e Han chiariscono anni e anni di lontananza nel breve spazio di poche battute recitate frettolosamente in una scena peraltro già necessitata (si apre il portellone e chi compare? Verrebbe da paragonarla con analoghe scene dei vecchi film). Via, veloci è già ora di correre e saltare.

Una cosa del genere non era ammissibile in Star Wars IV o ne I predatori dell’arca perduta.
A differenza dell’operazione nostalgia fatta dalla Pixar con Wall-E la Disney a mio parerewars2 ha usato il vintage senza quell’amore vero che ha chi quell’epoca la ha davvero vissuta e la lancia verso le nuove generazioni. 

La forza, i Jedi e tutto il resto.. è tutto vero! (Han Solo in Star Wars VII). La superficialità con cui è stata scritta sta cosa meriterebbe più di una indignazione, ma Harrison Ford riesce a non mandare in vacca la battuta.

Il pubblico più giovane vuole più ritmo, approfondimenti psicologici ridotti al minimo, spiegazioni chiare di quel che succede (in Star Wars VII abbondano gli “spiegoni” per non lasciare indietro nessuno, nemmeno il più distratto).

Di questo soffre sia la storia che ha diversi buchi narrativi sia lo spessore dei personaggi. Ho letto in diverse recensioni e pareri “beh dai cresceranno”, come se Han Solo di Episodio IV fosse un personaggio che avesse bisogno di “crescere” (evolvere sì come nel viaggio dell’eroe, crescere no).
Ma la cosa non interessa poi molto al pubblico ora, il franchise può sopravvivere a sceneggiature basiche, personaggi scialbi e insapori come il pubblico adolescente che li adora, purché venga mantenuto il ritmo e quel “sapore di” un po’ come nel cibo giapponese precotto al sapore di katsudon, non importa che poi ci sia davvero nel piatto.

Il termometro dei tempi

Do or do not, there is no try – Yoda

Nel suo indiscutibile (e annunciato) successo commerciale  Star Wars VII è il termometro del cinema industriale di successo; il rivale Star Trek è avviato sulla stessa china, non a caso lo segue Abrams. 
Siamo di fronte a un cinema che fa i conti col passato giustamente uccidendolo per andare avanti, che prendewars7 pezzi narrativi che funzionano (l’attacco alla nuova Morte nera, la lotta tra i due antagonisti sospesi nel vuoto, il nuovo droide che affianca la nuova eroina) come si pesca dall’armadio del fratello più grande senza conoscere il passato di quei vestiti, sono solo cool.
La morte di Han Solo per mano di suo figlio è la metafora più convincente e significante del film. 

Kylo Ren uccide il padre senza essere sorretto da alcuna motivazione solida, credibile, come quella che spinse Darth Vader (richiama Vater, padre in tedesco) a uccidere l’Imperatore dopo un percorso narrativo di spessore ineguagliato nelle sottigliezze. 
Kylo Ren uccide come un bambino spaventato, vuole finire quel che Vader ha cominciato e come Lucas (e la tragedia greca) insegna per andare avanti occorre uccidere il proprio padre. Il tutto però senza convinzione, conscio forse, come molti della sua generazione di non avere capacità, di non volersi impegnare per guadagnarle, di mancare di disciplina e non volere acquisirla (come invece fece Luke).
Il motto di Yoda è sepolto, questi personaggi provano. Il cinema degli eroi che fanno (o non fanno) è andato.

Che fare allora? Niente, se non accettare l’evoluzione del cinema industriale in un’epoca in cui il contenitore è più importante del contenuto.

Togliti quella maschera, non ti serve, intimano a Kylo Ren. A differenza di Vader, tutt’unowars5 con il suo apparato iconico letteralmente vitale, Ren usa il casco come un ragazzino che si veste da… ma che non conosce quel che c’è dietro, la maschera distrutta di Vader è il feticcio nella teca, il vestito vintage svuotato di ogni sottotesto, indossare l’abito di Med Men depurato dagli anni ’50/60 senza avere la cultura, la conoscenza essenziali per essere Don Draper (e il parallelo viene al principe Harry che molti anni fa a una festa di carnevale indossò l’uniforme Nazi senza rendersi conto). Non sono cattivi, l’epoca in cui vivono forse lo è.

Annunci

Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
Questa voce è stata pubblicata in cinema 2015, scrittura e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...