Il Dottor Solomon e io #9

Mi chiamo Pascal e sono uno scienziato, dirigo un Dipartimento all’università e nel mio lavoro sono ordinato, razionale e preciso. La mia vita personale è caotica, disordinata e depressa dopo alcune vicende affettive. Sto affrontando con scetticismo, volontà e curiosità un viaggio per capire come uscirne. Mi aiuta l’analista più improbabile che potessi trovare.

(Gli altri episodi sono qui : uno, due, trequattro cinque sei, sette, otto)

Sono sdraiato sul divano troppo morbido nello studio del Dottor Solomon l’immenso terapeuta che da alcuni mesi cerca di capire che sta succedendo nella mia testa.
Là fuori, nelle strade della grande città il freddo avvolge gli alberi e le persone ma i grandi tronchi che resistono al cemento che avanza sempre più sfacciato sembrano sopportare meglio di me la stagione. Fortunatamente l’autunno, la stagione peggiore per me è passato.

Questo pomeriggio il sole ha deciso di fare una incursione spaccando un po’ di nubi e inondando di luce le finestre dello studio del Dottor Solomon al terzo piano della palazzina liberty nel centro città, incoraggiandomi a parlare. Ho sentito comunque il bisogno di sdraiarmi, non lo faccio quasi mai. Non volevo vedere il volto del mio debordante analista, così capace di disarmare i miei pensieri, anticiparli, razionalizzarli.

– Continui la prego Pascal.
Non era un invito, il Dottore aveva notato che stavo divagando con la mente e voleva tornassi concentrato sul mio racconto.
– Ho deciso così d’impulso, non volevo annoiarmi all’ennesima festa piena di gente che non conoscevo o cui non fregava nulla di me e ho comprato il biglietto, ho prenotato l’albergo e sono partito. Sono arrivato nel pomeriggio, una camera grande, un bagno con una doccia spettacolare, una scrivania abbastanza ampia dove lavorare. Tutto ordinato e pulito.

Mi metto in una posizione più comoda sul divano la mia faccia guarda ancora per un attimo il soffitto dello studio del Dottor Solomon, poi chiudo gli occhi.

– La sera prima di cena sono uscito a fare un giro nella cittadina, ho piluccato un po’ in libreria, saggistica scientifica perlopiù, poi sono passato in una gastronomia a prendere salmone e formaggio, vino rosso, champagne. Tornato in camera ho mangiato e bevuto leggendo e prendendo qualche appunto, dimenticando che quello fosse l’ultimo giorno dell’anno di merda che mi salutava. Poi ho svuotato il minibar e ricordo solo di essermi comunque riuscito a lavare i denti pensando a quanto fastidiosamente preciso fossi, non riuscivo nemmeno a ubriacarmi come tutti gli altri crollando sul letto, accasciandomi sul pavimento, sbavando su una poltrona con la testa reclinata in posizione innaturale.

Faccio un respiro profondo, mi metto seduto. Gli occhi del Dottor Solomon su di me. L’immenso terapeuta si sistema meglio sull’unica poltrona al mondo che trova piacevole emette un sommesso grugnito poi parla.
– E mi dica caro Pascal, si è sentito bene mentre faceva tutto questo?
– No per niente!
Ho parlato a voce troppo alta, mi succede solo quando entro in questo studio. Lo sapevo, dovevo rimanere sdraiato, il maledetto ciccione riesce sempre a inchiodarmi. Oramai l’ho detto. Il Dottor Solomon prosegue.

– E il giorno dopo, si è sentito meglio?
– No.
– Mio caro Pascal, chiudersi in una stanza, allontanarsi dal centro della sofferenza emotiva che sta vivendo non la protegge e di certo non l’aiuta. Ma se ne è reso conto anche lei. Non c’è nulla di negativo nel trovare tempo per se stessi e nel vivere una ricorrenza come la fine dell’anno – che poi è pur sempre una convenzione – in modo diverso dalla maggiororsettipillole parte delle persone. Ma solo se ciò ci fa stare bene, non se è una scusa per non affrontare la vita. Lei in questo momento ha bisogno di esplorare il mondo non di guardarlo dalla finestra di una camera d’albergo, troppo confortevole per lei. Lei Pascal ha bisogno di sporcarsi di nuovo con la vita, passi meno tempo nel suo immacolato laboratorio di analisi del suo Dipartimento e più tempo nel caotico e irrazionale e divertente e matto mondo. Non potrà che farle bene.

Il Dottor Solomon gira leggermente la poltrona che lo contiene e un raggio del sole pomeridiano avvolge la sua barba, una visione abbacinante, giurerei che la sua bocca si è piegata in un leggero sorriso. Sento ancora la sua voce.

– E ora una piccola cura contro i malanni di stagione. 
Il Dottor Solomon allunga la mano sul tavolino accanto alla poltrona. Non avevo notato il barattolo di orsetti gommosi che sembrano medicinali per bambini. Con mio stupore replico il sorriso del mio Dottore preferito.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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