Trumbo, il film sullo sceneggiatore cade sullo script

Chi non è un appassionato di cinema non ha idea di chi sia stato Dalton Trumbo, uno deitrumbo2 più prolifici e pagati sceneggiatori dell’epoca d’oro di Hollywood. E nemmeno può immaginare che Trumbo, iscritto al partito comunista si vide oggetto di una campagna politica alimentata da giochi di potere che usò la paura del “pericolo sovietico” per motivi di propaganda. Hollywood – ma non solo – ne fu bersaglio. Molti gli accusati, solo 10 gli irriducibili che rifiutando di rispondere al Comitato per le attività antiamericane del Congresso degli Stato Uniti si fecero il carcere pur di rivendicare il diritto di parola e pensiero.

L’ultima parola – La vera storia  di Dalton Trumbo (titolo assai infelice dal punto di vistatrumbo3 del marketing, se non altro perché alluderebbe a una circolazione di precedenti storie false) (1) cerca di raccontare quel periodo oscuro della storia americana, strizzando un po’ l’occhio al presente (l’essere ottimi professionisti non salva dal giudizio morale o politico sulla nostra vita) .
Brian Cranston interpreta con vigore lo sceneggiatore affiancato da un cast notevole, tra cui spiccano il vulcanico produttore di film di serie B John Goodman e Helen Mirren cui spetta l’ingrato compito di interpretare Hedda Hopper ex attrice convertita al gossip giornalistico, fervente anticomunista e avversaria di Trumbo irriducibile ai limiti dell’ossessione.

Quando si cerca di raccontare la storia di un uomo tentando di raccontare anche un’epoca otrumbo5 estrarne l’essenza si deve decidere dove lasciare cadere la penna dello script. L’ultima parola – La versa storia di Dalton Trumbo decide di focalizzarsi su come la vicenda politica dello sceneggiatore abbia travolto la sua famiglia, la moglie sempre fedele, la figlia maggiore che segue le orme barricadere del padre.
Peccato che non sia stato invece approfondito (ve ne è un breve accenno) il rapporto tra avere forti convinzioni politiche e fare parte del sistema con tutti i benefici economici che questo comporta (Trumbo era molto ben pagato e alla figlia per spiegare il “comunismo” parla di solidarietà verso chi non ha e di diritti, mai di redistribuzione del reddito o collettivizzazione della proprietà). E nemmeno si insiste troppo sul sentirsi parte di una comunità politica in conflitto col desiderio di compiacere il proprio ego vedendo il proprio nome sullo schermo. Quanto ci sarebbe statotrumbo1 da dire poi sull’importanza dello script (cosa che però emerge in più punti durante il film ma che forse ai più è sfuggita) e sul diritto di rivendicare un nome sulle proprie parole.
Non che lo sceneggiatore Joe McNamara non abbia preso in considerazione questi aspetti, ma essi costituiscono spesso le pareti di sfondo di una storia che punta, in tono a volte un po’ schematico alla vicenda di un uomo e di come la sua libertà di pensiero cui non voleva rinunciare, gli ha rovinato la vita.
Un tema alto e universale certo ma che proprio per questo affossa un po’ il film nel trumbo6.jpgqualunquismo. Cosa che forse non sarebbe stata se si fossero dipanati meglio gli altri temi sul piatto.
Il regista Jay Roach ci priva del respiro della Hollywood di quegli anni formidabili, si sente solo un lieve venticello, che in diversi momenti però risulta gradevole. C’è chi parla di occasione sprecata ma io, che non sono un intellettuale, mi sento di essere meno severo.
Resta una domanda, prendendo altre strade si sarebbero fatti contenti i cinefili, gli intellettuali e i critici. Si sarebbe fatto contento anche il pubblico? 
Questo è il mistero irrisolto del Cinema e di a cosa pensiamo debba servire. A mio parere i cinefili intellettuali e i critici non lo hanno tanto capito.

(1) Tutta questa ossessione per la “verità” nel cinema è davvero ridicola. Una “storia vera”, “tratto da una storia vera”, come se il cinema non fosse in re ipsa (come dicono i giuristi) menzogna allo stato puro.
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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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