Cock, o della ricerca dell’identità

Torna a Milano al Teatro Franco Parenti (fino al 28 febbraio) Cock, la pièce del 2009 di Mike Bartlett (classe 1980) che senza perdere un grammo di attualità specie in Italia, racconta la ricerca di identità come lotta verbale su un ring contro il normativismo sentimentale e sessuale. Regia di Silvio Peroni, traduzione eccellente di Noemi Abe.

John ha 30 anni, vive da 7 anni col proprio partner più grande di lui (M.) una relazionecock2 problematica e conflittuale, sbilanciata – il suo compagno è protettivo e autoritario insieme – e indispensabile, in cui egli è alla ricerca di capire esattamente chi sia. 
L’incontro con una donna (W.) mette in discussione la sessualità di John, gli fa provare desideri che non aveva mai sentito, oscillare verso una vita “normale” un futuro tradizionale (e stereotipato, figli, nipoti, il Natale assieme) che lui vede sfocato e potenzialmente attraente. John lascia M. si mette con W. per poi mettere in discussione anche questa relazione e volere un confronto con entrambi in una cena risolutiva come un ultimo combattimento.

Nel terzetto si inserisce il padre di M., la vecchia generazione che conosce il proprio postocock1 nella società, ha imparato ad accettare le altre forme d’amore ma le incasella secondo stilemi della tradizione eterosessuale. Riempie la testa di John di assunti piccolo borghesi mentre guarda le tette di W. La sua accettazione della diversità è posticcia e si chiude con il tentativo grossolano di ricondurre John nel recinto normativo. Gay si nasce e la sbandata per una donna non ha senso (si ribalta sarcasticamente l’assunto “etero si nasce e la sbandata gay non ha senso”). 

M. (come man) sa quel che vuole, ha un buon lavoro di broker, è gay senza tentennamenti, ha una personalità solida e definita. W. (come woman) sa quel che vuole, una nuova chance dopo un matrimonio fallito alle spalle, è coetanea di John sa essere dolce e rispettosa con lui quanto M. non lo è mai stato.
Il padre di M. ha la solidità e il pragmatismo di una generazione senza incertezze un po’ bigotta che fatica a capire le altre generazioni.cock4

L’unico ad avere un nome in questa storia è John, il ragazzo in cerca della propria identità. Non tanto o solo sessuale (perché anche la bisessualità sta stretta al nostro protagonista) quanto del sé come individuo in un mondo che ti costringe sempre a prendere decisioni a stare da una (sola) parte. 

In realtà tutti i personaggi hanno le loro fragilità che emergono durante il confronto sul ring, le loro insicurezze che cercano di seppellire sotto il sarcasmo o l’egoismo, concentrati solo sulla necessità per John di prendere una decisione, di stare da una parte perché il suo non scegliere è elemento di disturbo per loro, mette in crisi il loro quadro normativo. cock5
In questo senso il continuo muoversi sul palcoscenico spoglio dei protagonisti dà più forza a questa resistenza a scardinare le convinzioni, il tenere la propria posizione che combatte contro la costante ricerca del (non) trovarne una.

John  combatte in mezzo a queste personalità così definite nella loro schematica rigidità, indisponibili a mettere in discussione la loro posizione, ricercando una propria definizione che potrebbe non trovare proprio perché non definibile, non è stare con un uomo o stare con una donna, è stare con una persona. Più che di sessualità liquida, parlerei di identità liquida in costante ricerca e quindi (per sempre?) irrisolta.
Volendo astrarre ulteriormente, in scena possiamo pensare il solo John, M. W. e il padre di M. sono i fantasmi mentali contro cui John combatte, il pragmatismo altruista delle vecchie generazioni e l’egoismo cinico delle nuove in una società che ha necessità di incasellarti. 
Ottima la traduzione italiana e molto bravi gli attori con menzione speciale per l’intensità fragile di Fabrizio Falco, stupendo.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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2 risposte a Cock, o della ricerca dell’identità

  1. Paolo ha detto:

    Non so perchè un uomo che ha avuto una storia d’amore con un altro uomo e con una donna non possa accettare di essere bisex. E al di là dell’orientamento sessuale non capisco perchè desiderare figli, nipoti e il natale insieme sia percepito come una cosa per forza melensa e falsa.

    • Souffle ha detto:

      Beh dovresti vederla dal punto di vista di John. Non “un uomo”, ma John, il protagonista che rifiuta di essere etichettato mentre tutti gli altri vorrebbero incasellarlo. E lo rifiuta perché non sente di appartenere alle etichette.
      E anche il desiderio di famiglia e figli è quello che W. ha costruito per lei e nel quale vuole ficcare per forza John, come M. vuole incastrarlo in un rapporto altrettanto “normativizzato”.
      John non ci sta ma questo non è che lo faccia stare bene, anzi, è a disagio proprio perché sente questa sua liquidità non comprimibile dentro un contenitore.
      Grazie per il tuo commento

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