Remember, o della memoria selettiva

Che il regista canadese-armeno Atom Egoyan ci tenga a provocare il suo pubblico – nel senso migliore del termine – proponendo un cinema che metta continuamente in discussione i nostri assunti morali è cosa nota. Non sempre però il suo cinema si rivela altrettanto efficace quanto gli stimoli e le provocazioni che propala, specie negli ultimi tempi.

Remember racconta di un ospite di una casa di riposo (Christopher Plummer) che viene remember1spinto da un altro ospite (Martin Landau) conosciuto tanti anni prima ad Auschwitz a mettersi alla ricerca dell’uomo che aveva massacrato le loro famiglie nel campo di concentramento. L’anziano uomo ha perso da poco la moglie e soffre di demenza senile, ha parecchi vuoti di memoria e l’amico, immobilizzato in una sedia a rotelle, gli scrive tutte le istruzioni per la caccia all’uomo. Alla fine la ricerca avrà successo mettendo i due uomini, il nazista e il prigioniero faccia aremember3 faccia. Ed è in quel momento, con il disvelamento di qualcosa che il regista ci ha tenuto nascosto fino a quel momento, che i dilemmi morali si affacceranno alla nostra coscienza di spettatori.

Memoria e vendetta, inchiodarsi a un ricordo terribile che non abbandona mai o cancellarlo per cominciare una nuova vita, anche partendo da una menzogna. La demenza senile come metafora di una memoria selettivaremember2 che (ri)costruisce le persone. Spogliate dei ricordi dei propri orrori i carnefici empatizzano con le vittime e il tempo confonde e annacqua sempre di più l’orrore. Dimenticare e lasciare che l’oblio cancelli il senso di vendetta o ricercare fino alla fine la giustizia? E che conseguenze può avere la  rivelazione della verità?

Tutti formidabili interrogativi, efficaci inviti alla riflessione che il regista ci spara addosso grazie alla forza dell’interpretazione di un formidabile Plummer, confezionati però in atmosfera da film televisivo che conta solo sui propri attori. 

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Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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