Il Dottor Solomon e io #10

Mi chiamo Pascal e sono uno scienziato, dirigo un Dipartimento all’università e nel mio lavoro sono ordinato, razionale e preciso. La mia vita personale è caotica, disordinata e depressa dopo alcune vicende affettive. Sto affrontando con scetticismo, volontà e curiosità un viaggio per capire come uscirne. Mi aiuta l’analista più improbabile che potessi trovare.

(Gli episodi precedenti sono qui : uno, due, trequattro cinque sei, sette, otto, nove)

La porta dello studio del Dottor Solomon al terzo piano della palazzina liberty nel centro della grande città è socchiusa. Sento quelli che mi sembrano piccoli sospiri provenire dall’interno della stanza. Mesi fa, all’inizio della terapia avrei aspettato un tempo infinito prima di bussare o probabilmente non avrei bussato affatto, avrei solo atteso che il paziente prima di me uscisse o che qualcuno mi chiamasse. Ora che so che quella porta socchiusa è il timido ma preciso invito del mio immenso terapeuta a farmi entrare non mi faccio più problemi. Certo, i sospiri sono inusuali, ma timore e riserbo vengono decisamente battuti dalla curiosità che mi porta a spingere in avanti la porta ed entrare nella stanza. Lo spettacolo cui mi trovo davanti mi lascia senza parole.

Il Dottor Solomon in piedi accanto alla finestra, senza giacca, camicia bianca perfettamente stirata, bretelle color vinaccia, sta facendo una serie di strambi, piccoli esercizi avvolto nella luce del sole pomeridiano di questa primavera arrivata troppo in anticipo. Uno spettacolo abbacinante.

Nonostante sia alto e grosso il mio formidabile terapeuta si muove quasi leggiadro, i movimenti sono buffi, è vero ma, non saprei come dire, la solennità di quell’uomo non li rende ridicoli.
Il Dottor Solomon volta la testa verso la porta e senza battere ciglio si ricompone guardandomi con aria sorpresa. Esito imbarazzato sulla soglia, l’ho colto in un momento personale che sicuramente non voleva condividere con estranei. Il terapeuta di cui non riesco a fare a meno parla.

– Oh, Pascal, venga, si accomodi io ho finito.
Il Dottor Solomon va verso l’attaccapanni e prende la sua giacca dalla gruccia, la infila e procede verso la poltrona accanto al divano, l’unica nella quale la sua mole imponente trova soddisfazione.
Ha notato il mio sguardo interrogativo, non sono riuscito a nasconderlo.

– Un po’ di esercizio tra una seduta e l’altra. Lo so, sta pensando che quei piccoli gesti siano una parodia dello stretching, ma sono molto di più mio caro Pascal. Questi piccoli esercizi mi consentono di staccare la mente dai pensieri, su di me e sui miei pazienti.
– Insomma, stacca il cervello.
– No caro Pascal, il mio cervello lavora molto e lavora sempre, non potrei mai “staccarlo”, come lei gentilmente mi suggerisce; no, direi piuttosto che si concentra su qualcos’altro, su quei piccoli esercizi che le ho concesso di vedermi fare. So che non ha creduto nemmeno per un momento di avermi colto di sorpresa.
– No, certo.
Faccio uno sforzo per controllare il disappunto, ancora una volta sono caduto dentro una delle sue trappole, non so, penso che dentro di me una piccola parte del cervello si renda conto di essere presa in giro, messa in mezzo, ingannata, e forse dentro di me voglio stare al gioco sebbene la parte razionale, quella che domina la mia esistenza se ne senta offesa. Ma sono qui per fare uscire quella parte emotiva, controllarla, abbracciarla e lasciare che ammorbidisca la parte razionale, ho bisogno di capire come superare la fine della mia storia con Fran ed essere una persona migliore.
Mentre tutte queste parole scorrono a velocità incredibile nella mia testa, un’altra parte del mio cervello trasmette ai miei occhi il timido, caldo sorriso avvolgente del Dottor Solomon, quello che mi lancia addosso quando vuole dirmi che va tutto bene e che tutto andrà per il meglio.

– Ho voluto che assistesse a questo piccolo show, lo ammetto il teatro è una mia grande passione, perché persone come lei, caro Pascal, con una mente che non smette mai di lavorare e rimuginare sul passato e sul presente, affondando spesso nei ricordi nel modo sbagliato, che poi è quello che glieli rende pesanti quando dovrebbero essere piacevoli, ha bisogno di un piccolo meccanismo di difesa, un po’ come ne ha bisogno il corpo dopo una intensa attività fisica.

Ho chiuso gli occhi accogliendo senza resistenza quelle parole così giuste per me in questo momento, avevo raccontato al Dottor Solomon della rabbia che sentivo dentro da diverse settimane, comparsa improvvisamente e di come questa rabbia influenzasse il mio lavoro e mettesse a disagio i miei colleghi, e dei ricordi della mia storia con Fran, di come venissero a galla solo quelli negativi. Il terapeuta che mi capiva meglio di tante persone stava gettandomi un salvagente.

– Oggi costruiremo assieme gli esercizi defatiganti per la sua mente, ne ha bisogno, prestobear_egg dovrà affrontare quelle piccole battaglie che non vogliamo che perda, vero?
– No, non voglio perdere.
– Molto bene caro Pascal, iniziamo. E dopo, poiché gli esercizi mettono sempre un po’ di appetito ci concederemo un piccolo momento di dolcezza.

Seguii lo sguardo del Dottor Solomon che puntava sul cassettone accanto alla finestra. Vicino alla Menorah di plastica fosforescente c’era un orsettoso uovo di cioccolata.

Advertisements

Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
Questa voce è stata pubblicata in Dottor Solomon, scrittura e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Il Dottor Solomon e io #10

  1. Pingback: Il Dottor Solomon e io #12 | Percorsi diversi

  2. Pingback: Il Dottor Solomon e io #11 | Percorsi diversi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...