Al di là delle montagne, il cinema limpido di Jia Zhang-Ke

Esce miracolosamente dopo un anno dalla proiezione cannense questo formidabile film che vedemmo a giugno 2015, durante la rassegna milanese dei film del Festival. Riproponiamo quanto scrivemmo allora.

Al di là delle montagne (Mountains may depart nel titolo internazionale) viene dal regista di Still Life, Jia Zhang-Ke che ad alcuni è sembrato poco “autoriale” (se mai questa parola abbia mai avuto senso) sol perché il regista cinese ha la giusta ambizione di non volere parlare (solo) ai suoi connazionali ma raccontare la Cina e i suoi cambiamenti a tutto il mondo.mountains2

Cinema in tre atti (1999, 2014 e 2025) il film è la storia  di 3 amici, due uomini che desiderano la stessa donna, Shen Tao. Il primo, Lianzi, lavora in una miniera di carbone nel momento meno felice per tale risorsa. Il secondo, Zang ha un distributore di benzina. Il primo non ha ambizioni se non quelle di vivere dignitosamente, godersi dei ravioli al vapore fatti in casa dalla donna che ama e sperare di sposarla. Il secondo vuole arricchirsi come molti connazionali nel periodo. Zang comprerà proprio la miniera dove lavora Lianzi che sarà spinto a licenziarsi e andare a cercare fortuna fuori da Fenyang, la città dove vivono tutti e tre. Alla fine Tao sposerà Zang. 
Nel 2014 Lianzi tornerà a Fenyang con una moglie e un figlio, e incontrerà di nuovo Tao che ora è ricca, divorziata e sola. Zang è emigrato in Australia col figlio Dollar. mountains1
Nel 2025 siamo in una Australia popolata da cinesi che parlano solo inglese, e Dollar è in rotta col padre, i due non riescono più a comunicare e il figlio accarezza l’idea di tornare in Cina insieme alla donna più grande che ha conosciuto. Ma non accadrà.

Diviso temporalmente e stilisticamente in tre atti diversi, il melodramma di Jia Zhang-Ke si apre si chiude con Go West dei Pet Shop Boys (che splendido coraggio) ed è una nuova potente dichiarazione sulla perdita di identità della Cina, travolta dal denaro (chiamare un figlio Dollar segna la sottomissione all’icona economica americana e ai suoi stilemi) e da una globalizzazione che annulla lingua e tradizioni.

La terra è madre, la lingua è madre. E l’una e l’altra sono abbandonate. Dollar, oramai unmountains3 cinese australiano, riesce a comunicare col padre solo attraverso una interprete. Non si tratta solo di conflitti generazionali, è una generazione che ha perso la propria identità senza conquistarne un’altra.
Il sogno di Dollar di riabbracciare sua madre (e quindi metaforicamente, la terra, la lingua) si perde nella dolente realtà del non possibile. Mentre la madre continua a fare i ravioli al vapore e a ballare Go West, come la Cina, che schiacciata tra voglia di Occidente e tradizione, sta perdendo se stessa.

Mountains may depart è cinema limpido che scende a compromessi con la sperimentazione per parlare a tutti in modo diretto, melodramma asciutto e nostalgico, epica della sconfitta del sogno.

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Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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