Il Dottor Solomon e io #11

Mi chiamo Pascal e sono uno scienziato, dirigo un Dipartimento all’università e nel mio lavoro sono ordinato, razionale e preciso. La mia vita personale è caotica, disordinata e depressa dopo alcune vicende affettive. Sto affrontando con scetticismo, volontà e curiosità un viaggio per capire come uscirne. Mi aiuta l’analista più improbabile che potessi trovare.

(Gli episodi precedenti sono qui : uno, due, trequattro cinque sei, sette, otto, nove, dieci)

Da quando frequento lo studio del Dottor Solomon, al terzo piano della palazzina liberty nel centro della grande città, mi è capitato di rado di sedermi nella sala d’aspetto.

Questo pomeriggio però lo studio sembra ancora occupato; anche se la porta è socchiusa, segno che posso entrare (e così faccio di solito) sento delle voci una delle quali non appartiene al mio immenso terapeuta.

Siedo su una delle sedie che mi sembrano essere tutte ugualmente scomode, il che mi dà l’idea che siano ben poche le persone che il Dottor Solomon fa aspettare davanti alla porta di noce del suo studio. Oppure non gli interessa l’arredamento della sala d’aspetto. 

Per passare il tempo giro lo sguardo un po’ ovunque e non posso fare a meno di notare il segnalibro posato sul tavolino accanto alla mia sedia, è decisamente fuori posto. A differenza dello studio dove i libri occupano ogni posto possibile e anche quelli meno probabili, nella sala d’aspetto non c’è nemmeno una rivista.
Sul segnalibro c’è scritto: “Non è mai quello che tradisce ad andare all’inferno: è sempre quella che è tradita”. Sto cercando di capire dove l’ho già sentita quando mi sento osservato, una cosa che mi crea sempre disagio. Alzo lo sguardo furente ma non vedo nessuno. La porta è sempre socchiusa, anche se un po’ meno di prima, le voci sono cessate. Mi alzo ed entro.

Il Dottor Solomon è seduto nella poltrona che riesce miracolosamente a contenerlo tutto, alza la testa dal libro in cui è immerso e mi lancia uno sguardo sorridente, uno di quelli capaci immediatamente di calmarmi.

– Oh, Pascal, eccola qui, credevo avesse saltato l’appuntamento.
– Beh in realtà stavo aspettando qui fuori da qualche minuto.
– Le ho detto tante volte che se vede la porta socchiusa può entrare.
– Ho sentito delle voci, pensavo avesse un paziente. Non è uscito nessuno però.
– Perché non c’era nessuno. Sarà stata la radio. Non importa, si metta sul divano che cominciamo.

Preferisco non pensare che il maledetto grassone abbia architettato quella messinscena, sono troppo preoccupato per arrabbiarmi. Mi siedo sul divano fin troppo morbido e vorrei sdraiarmi. Di solito non lo faccio se non in quei casi in cui ho bisogno che sia il Dottor Solomon ad avere il controllo. Oggi però si parlerà di Fran, di come lei abbia messo fine alla nostra storia, oggi si deve andare avanti. Il Dottor Solomon parla.

– Si metta comodo caro Pascal, si sdrai, avrà notato che le ho messo apposta il cuscino in quella posizione.

Non me lo faccio  ripetere. Sdraiato, comincio a respirare più lentamente, chiudo gli occhi sentendo lo sguardo del Dottor Solomon su di me. Non mi dà fastidio questa volta, sono pronto.

– Prima che cominciamo Pascal, vorrei raccontarle la breve storia di una mia paziente. Appena ventenne sentendosi soffocare in una vita cui sentiva di non appartenere più, lasciò la sua terra e la sua famiglia per emigrare in un altro continente, un viaggio lunghissimo, una vita completamente diversa. I primi anni in quel nuovo posto furono una grande sofferenza, la donna continuava a pensare alla sua terra natale e a quello che aveva lasciato, sebbene il posto dove era giunta era pieno di promesse e ricco di quelle opportunità che il restare a casa non le avrebbe mai regalato.

Il Dottor Solomon si interrompe per bere un sorso d’acqua, poi aspira un barile d’aria e lo ributta fuori lentamente. So che non c’è nessuna paziente, che quella probabilmente è la trama di un libro o di un film, ma sospendo la mia incredulità e mi lascio condurre. L’incredibile terapeuta riprende.

– Nella sua nuova terra la donna conosce addirittura l’amore e tutto sembra pieno di speranze e nuovi percorsi di vita. La nostalgia del suo passato però preme forte e la nostra emigrata, richiamata in patria da un lutto familiare torna a casa. Il rientro dopo diverso tempo le fa apprezzare quegli odori, quei colori che rendono la sua terra d’origine così bella e forse le balena la possibilità di riprendere la storia d’amore con i luoghi da cui era andata via. Dura poco però, succede qualcosa che le fa ricordare perché era partita, le ragioni per cui lì non poteva funzionare.
La donna riparte, questa volta per sempre, verso la sua nuova casa.
La terra in cui è nata rimarrà dentro di lei, la amerà sempre ma quel rapporto si è interrotto, è finito per sempre, e ricominciare altrove è l’unica cosa da fare. Trovare un nuovo posto che chiamiamo casa è sempre possibile, dipende da noi intraprendere il viaggio.

I miei occhi sono sempre chiusi ma sono costretto ad aprirli perché le lacrime me li stano irritando. Incrocio lo sguardo del Dottor Solomon e cerco di mettere a fuoco l’oggetto che ha nella mano tesa verso di me. Sembra una ciotola.

– Lei è un uomo intelligente Pascal e anche se voi uomini di scienza fate fatica con le metafore sono sicuro che questa l’ha compresa. Tenga, prenda un orsetto gommoso, sono tutti verdi questa volta. So che le piace il verde.

Annunci

Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
Questa voce è stata pubblicata in cinema 2015, Dottor Solomon, scrittura e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Il Dottor Solomon e io #11

  1. Pingback: Il Dottor Solomon e io #12 | Percorsi diversi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...