Le storie d’amore come le serie tv

Adoro i pilot, le “series finale” mi hanno sempre fatto piangere.

Quando si vedono tante (troppe) serie tv si finisce per usarle come metafora, anche quando non si dovrebbe.

Ed ecco. Adoro i pilot si diceva. Il primo episodio preparato con cura, attenzione serietv1entusiasmo e voglia di piacere, essere visti e ottenere il contratto. Si cura il dialogo, si costruisce l’architettura di una storia che si spera di portare avanti per una stagione (con una bella riconferma), si osa per stupier ma cercando di non esagerare.

Se va bene, se l’episodio pilota è un successo o comunque non un totale disastro (gli ascolti nella media di rete assicurano la firma per gli episodi successivi) si va avanti. Magari è anche un successo clamoroso, amore da subito e firma immediata di tutti gli episodi della prima stagione. O si va avanti episodio per episodio strappando la conferma, la messa in onda ogni volta.

Insomma si è ingranato. E qui si possono avere diversi sviluppi: la miniserie (3-6serietv2 puntate)1, la serie lunga (22-24 episodi) o quella breve (10-13). 
La miniserie non è male, se la si è costruita fin dall’inizio come tale, se si sa che più di 6 episodi non si andrà avanti e la si chiude felici e soddisfatti, non doveva né poteva durare di più. Il guaio è quando una storia nata per essere miniserie, per un fraintendimento della produzione si trascina per molti più episodi del necessario.
Le serie più lunghe sono quelle in cui si investe maggiormente, si ha tempo per costruire lentamente personaggi e situazioni, si spera che si possa proseguire anche per le stagioni successive. 
E se arriva la cancellazione beh, spiace certo ma pazienza almeno si è tentato, importante comunque è avere tentato.
La cancellazione improvvisa fa sicuramente male, specie se l’autore non l’aveva prevista ma occorre andare avanti.

Se invece la serie viene confermata, attenzione allo sviluppo. Ci sono serie tv cheserietv3 procedono tranquille come un procedurale, la risoluzione del dramma avviene puntualmente a fine episodio, i buoni vincono i cattivi perdono e tutto è rassicurante. Ci sono serie che vivono del cambio di passo, in cui si lotta continuamente, non bisogna mai abbassare la guardia e i colpi di scena, di stagione in stagione si susseguono direi obbligatoriamente. Ansia, naturalmente voluta dagli autori. E ci sono quelle che vivono dei cambi di passo, delle rivoluzioni nella trama, e occorre un forte spirito di adattamento e accettazione dei cambiamenti.

Odio le “series finale”, si diceva; specie quando il finale della serie è improvviso, quando non sei pronto, quando vorresti che la storia andasse avanti ma la Rete decide che non ci sono più le condizioni. E ti batti e piangi e imprechi, e resti aggrappato a quella storia sulla quale avevi investito molto. Niente da fare, la serie è finita.

Non resta che prendere un foglio di carta, aprire un documento Word, ricominciare daccapo.
Adoro i pilot. 

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
Questa voce è stata pubblicata in cinema 2015. Contrassegna il permalink.

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