Il cliente, o della ri-costruzione

Come in Una separazione, i personaggi di Faradhi colpiti dall’improvviso mutare dei loro riferimenti sicuri, si guardano senza avere più molto da dirsi, la solitudine dello sguardo che realizza un rapporto rotto o comunque incrinato che non si può aggiustare.

Ne Il cliente (che poi in originale sarebbe il venditore) Emad e Rana devono lasciarecliente2 precipitosamente la loro casa perché degli incauti lavori edilizi di fianco al loro palazzo lo hanno reso pericoloso.

Alla ricerca di una nuova abitazione, un collega della compagnia teatrale dilettante cui partecipano dopo il lavoro li porta in un suo appartamento senza chiedere loro affitto.
La abitazione si rivela essere stata occupata in precedenza da una prostituta, il che genererà un equivoco che sconvolgerà la vita dell’insegnante Emad e di sua moglie.
L’evento traumatico che colpisce la donna viene subito in modo diverso da entrambi che non riescono davvero ad affrontarlo assieme per superarlo.

La trasformazione urbanistica della città, continua, a volte approssimativa e un po’ cliente1maldestra ma inarrestabile è nemmeno troppo sottile metafora della voglia di cambiamento di un paese e, dal piccolo al grande di un rapporto affettivo chiuso tra mura deboli e incerte quando non sconosciute e ostili.

I momenti importanti della storia, le tensioni e le soluzioni si muovono dentro le mura (siano quelle della casa nuova o di quella vecchia, siano quelle della scuola dove lui insegna che quelle teatro dove insieme agli amici mettono in scena Morte di un commesso viaggiatore.

E il teatro è mirroring necessario della storia dei nostri due protagonisti, insieme anche sul palcoscenico, marito e moglie qui chiusi tra rassicuranti gesti codificati e battute necessarie incrinate subito dalla vita vera che irrompe anche in scena lacerando la routine e la sicurezza di un copione già scritto.

Farhadi lavora ancora sulle coppie della borghesia di Teheran il cui rapporto viene messo cliente3alla prova da eventi esterni, traumi che lo mettono in crisi, dal grande al piccolo, la società iraniana che cambia sgretola le pareti (fragili) che avvolgono la coppia.

Il regista ha una formidabile capacità di mettere in scena la quotidianità rendendola interessante e universale (come del resto accade con l’opera teatrale che la coppia sta mettendo in scena) affidandosi ad attori che suscitano grande empatia, e senza enfasi e patetismi gira un altro tassello della storia di una città in trasformazione.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
Questa voce è stata pubblicata in cinema 2016, le cose migliori, scrittura. Contrassegna il permalink.

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